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Archive for the ‘Veneto’ Category

Le acque risorgive sono un patrimonio ambientale e storico molto importante. Sono da fruire in modo green e da tutelare. In Italia sono poche. Le troviamo perlopiù sulla Pianura Padano-Veneta e la Pedemontana Etnea. Il Sile è fiume risorgivo del Veneto.   

Ma cosa sono le risorgive? Le acque piovane e fluviali, trovando terreno molto permeabile, penetrano nel sottosuolo, creano una falda freatica e poi tornano in superficie seguendo naturalmente lo stesso principio di permeabilità.

Il Sile sfocia in Adriatico vicino a Venezia, nel porto di Piave Vecchia facendo da confine tra i comuni di Jesolo e Cavallino-Treporti (ex Comune di Venezia). Fino a circa tre secoli fa sfociava a Portegrandi di Quarto d’Altino. Qui c’è Altino, antichissimo insediamento paleoveneto.

Dopo la conquista dei Romani divenne territorio strategico, scalo commerciale posizionato lungo il protostorico tracciato della famosa Via Annia che un giorno o l’altro andremo a conoscere meglio. Ad Altino, pochi anni fa, è stato inaugurato il meraviglioso Museo Archeologico Nazionale di Altino.

Ad Altino faremo la tappa finale per poi ritornare a Treviso. Merita andarci per gustare le tante interessanti proposte (ingresso libero aperto al pubblico) di Opendream Food anche in compagnia dei fantastici Vignaioli Indipendenti Trevigiani.

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Dove nasce il Sile?

Nasce da risorgive in territorio trevigiano a Casacorba di Vedelago e padovano a Torreselle di Piombino Dese dove sta il fontanasso dea Coa Longa (coda lunga), considerato sorgente principale. Nel 1683 la  Repubblica Serenissima deviò il corso del Sile con il canale Taglio del Sile. In questo modo, i serenissimi ingegneri idraulici risolsero alcuni gravi problemi di gestione della Laguna di Venezia. Interramenti di ghebi e canali erano causati dal trasporto di sostanze fangose, sabbiose, vegetali e organiche. Trasferirono le acque sul vecchio letto del Piave, a sua volta deviato più a Est, perciò l’ultimo tratto del Sile viene chiamato Piave Vecchia.

Sono famosi i burci del Sile che trasportavano le mercanzie da Treviso a Venezia pagando prima il dazio. Lungo il Sile c’è da vedere l’affascinante scenario del cimitero dei burci.

Il Sile, Burano ed Hemingway

A Portegrandi il vecchio corso è ancora attivo, si può fare in barca e in canoa. Con la diramazione del Silone, dà accesso diretto in Laguna di Venezia. Il traffico nautico è regolato da chiuse. Su una di esse c’è ancora ben conservata la stele in marmo con scolpito quanto si doveva pagare alla Repubblica Serenissima per entrare in Laguna con i burci.

Il Silone si dirama in Laguna prolungato dal canale dei Borgognoni, ossia il canale che porta a Burano, l’isola capitale del Merletto. Di questo particolare itinerario ne parleremo in un secondo momento, cioè quando ci inoltreremo a scoprire natura e bellezze, storie e leggende lungo il canale dei Borgognomi attorno a Burano e Torcello. Avremo come cornice i racconti lagunari dello scrittore Ernest Hemingway.

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La gondola di Monselice si trova sul Canale Bisatto davanti alla Pizzeria “Al Campiello”.

Da quel canale, emissario del fiume Bacchiglione e del lago di Fimon, nel periodo della Serenissima partivano carichi di selciato per pavimentare le piazze di Venezia tra cui Piazza San Marco. Infatti, il nome Monselice deriva dal monte di seise dal quale estraevano la pietra “seise”.

C’è moltissimo da vedere di bello in questa Città Murata. Monselice affonda gloriose radici storiche nell’età del bronzo. Mons Silicis fu conquistata nel Vll secolo dai Longobardi. Poi, con Ezzelino III da Romano entra nel Sacro Romano Impero di Federico II.  Il Castello, fortezza risalente all’alto Medioevo, fu ristrutturato proprio da Ezzelino III da Romano.

Nel XIV è stata oggetto di contesa tra i Cangrande Della Scala e i Carraresi. Nel 1405 Monselice diventa Serenissima entrando nella Repubblica di Venezia.

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Grazie a Cosetta Manca per le info sulla sulla gondola e canale Bisatto.

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Tra le memorie delle Terme a Venezia, negli studi storici di Nelli-Elena Vanzan Marchini emergono alcune interessanti curiosità come la gondola da bagno.

terme a venezia in gondola - the land of venice primavera 2018 - nordest italy acqua - immagine by nella vanzan marchini

“Nel corso del Settecento, con la scoperta del termalismo marino e con la moda della villeggiatura sulle coste, lanciata dai regnanti di Inghilterra nelle gelide acque dell’Oceano, si affermarono anche le proprietà sananti dei bagni di laguna.

Dopo la caduta della Serenissima, al mito dell’intangibilità Repubblicana si sostituì l’immagine sensuale di una Venezia termale. Della città i nordici dominatori apprezzavano il clima, il tepore e la quiete dei canali lagunari. Persino alla sua nebbia si riconobbe una penetrante proprietà terapeutica.

Venezia si popolò di stabilimenti balneari galleggianti e di hotel sul Canal Grande attrezzati per offrire ogni sorta di bagni, dolci o salati, caldi o freddi, di mare o di laguna. Si applicavano anche i fanghi di Venezia o di Abano, questi ultimi più costosi perché trasportati con la ferrovia costruita nel 1846.

Si progettarono delle gondole da bagno sostituendo il fondo con una griglia e dotandole di un felze modificato per consentire al bagnante di spogliarsi e restare immerso nell’acqua, godendo in assoluta privacy dell’idromassaggio prodotto dai gondolieri che remavano contro corrente.

Vere e proprie piscine erano “le Sirene”, imbarcazioni da trasporto adattate perché le signore si bagnassero comodamente al riparo da occhi indiscreti. In una di queste si svolse il primo furtivo amplesso fra Livia e Remigio, protagonisti di “Senso” di Camillo Boito che ispirò il film di Visconti.”.

 

fonte storica:

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Presentato a Venezia l’evento del Congresso Nazionale Slow Food che si celebrerà nei giorni 14, 15 e 16 maggio 2010 ad Abano Terme (Pd).

Riportiamo qui di seguito le dichiarazioni dal sito tgpadova e i valori Slow Food dal documento congressuale.

Non solo la difesa del piacere del cibo, ma anche delle tradizioni culinarie e dei prodotti tipici di qualità: è quanto si propone l’associazione Slow Food, che dal 14 al 16 maggio terrà il suo 7/mo congresso nazionale ad Abano Terme. “Un congresso importante anche per il numero di partecipanti”, ha detto il presidente dell’associazione, Roberto Burdese, presentando l’iniziativa a Venezia: 625 delegati da tutta Italia, 16 coordinamenti regionali, oltre a 150 ospiti tra esponenti della politica, della cultura e della società civile. I lavori saranno introdotti da Roberto Burdese, cui seguirà l’intervento del presidente del Veneto, Luca Zaia. E’ prevista inoltre la presenza del ministro dell’agricoltura, Giancarlo Galan, del presidente del Consiglio nazionale dell’Anci e sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e del presidente di Coldiretti, Sergio Marini. Ricordando che tra le azioni svolte da Slow Food c’é la realizzazione a scopo didattico di 244 orti in altrettante scuole materne ed elementari, Burdese ha annunciato che nel corso dei lavori verranno stabilite le linee guida dell’associazione per i prossimi quattro anni, in particolare sui temi delle biodiversità, sui diritti alla sovranità alimentare di tutti i popoli, la lotta agli sprechi, la difesa e tutela di paesaggio, identità e tradizioni. Il congresso, ha rilevato l’assessore regionale all’agricoltura, Franco Manzato, sarà anche occasione per promuovere il territorio veneto e la sua produzione agroalimentare di qualità. “I piatti nascono dalla tradizione – ha rilevato l’assessore regionale al turismo, Marino Finozzi – e il territorio del Veneto ha la necessità di creare una rete per far conoscere le proprie pietanze”.

Prima di condividere le visioni e i progetti alla base del nostro lavoro nei prossimi quattro anni, è bene riaffermare quali sono i valori su cui si fonda il nostro impegno, che sono il cemento della nostra amicizia e danno un senso alla nostra militanza, prima ancora di pensare agli obiettivi che ciascuno di noi si pone dedicando le proprie energie fisiche e intellettuali a Slow Food.

Oggi più che mai tocca ai gastronomi salvare il mondo. Da sempre ci muoviamo animati dalla ricerca del piacere, la nostra stessa sopravvivenza (affidata al cibo e al sesso) è strettamente legata al piacere. I gastronomi consapevoli sono coloro che hanno un motivo più forte e più immediato per salvare il pianeta: conservare per sé stessi e per le generazioni future il piacere del cibo. Lo sanno bene i piccoli produttori che stanno soffrendo meno di altri per la crisi proprio perché, in anni non sospetti, hanno puntato tutto sulla qualità e oggi hanno proprio nei golosi, nelle persone disposte a pagare il giusto per il piacere del cibo e della salute, il loro riferimento. «Il futuro è dei buongustai, coloro ai quali importa del cibo e vogliono che le sue meraviglie siano assicurate anche alle generazioni future. Non sono i ricchi; sono gli attenti, i consapevoli. Chi apprezza il cibo tutela il pianeta (Colin Tudge, Feeding people is easy – l’edizione italiana è in pubblicazione da Slow Food Editore)».

Il piacere, dunque, è il primo dei nostri valori (nonché una vera e propria parola d’ordine): il piacere materiale che tuteliamo e promuoviamo, ma anche il piacere di stare assieme e di condividere grandi e piccole esperienze. Il piacere porta alla convivialità, altro valore cui non potremo mai rinunciare: piacere e convivialità, praticati prima ancora che predicati, sono i due tratti distintivi (e rivoluzionari) che hanno reso così originale il nostro messaggio e la nostra battaglia in favore di un cibo buono, pulito e giusto.

La diversità, straordinaria forza creativa, è un altro valore non negoziabile: essa non è solo biodiversità, ma è il principio che ci fa amare le differenze, il particolare, le specificità, che nel mondo Slow Food non solo hanno diritto di cittadinanza ma diventano patrimonio fondamentale, indispensabile, attorno al quale una comunità nasce, nel quale si identifica e si rafforza. Complicità e fraternità sono valori che viaggiano di pari passo, quasi in simbiosi tra loro: il sentimento di fraternità, inteso come affetto disinteressato, rende più solidi i nostri legami e permette di vivere serenamente la complicità indispensabile per permetterci di fare le cose – difficili e straordinarie – che abbiamo in animo di realizzare.

La dimensione etica, necessaria in qualsiasi attività umana, assume per noi un forte carattere sociale: non è tanto all’etica individuale che dobbiamo pensare (per quanto evidentemente anche questa sia importante, poiché la somma dei comportamenti dei singoli influisce sull’insieme rappresentato da una comunità), quanto piuttosto all’etica complessiva di Slow Food e del suo operato. In tal senso è fondamentale che sui nostri princìpi non vi siano mai compromessi: niente e nessuno può costringerci a negoziare i nostri valori, o a farci rinunciare alle idee e alle visioni che condividiamo in Slow Food. Questa cer tezza e la forza con cui ci impegniamo a non abbandonare mai il nostro cammino sono indispensabili per fare con serenità le nostre scelte, specie quando queste ci costringono a percorsi più difficili e più rischiosi.

Il dubbio (e la curiosità che è la sua figlia più nobile) sono necessari, specie per chi ha tante e solide convinzioni come sentiamo di avere noi in molti momenti e su diversi temi. Coltivare il dubbio, accompagnandolo alla curiosità, è fondamentale per non smettere mai di porsi domande e cercare risposte: il coraggio di fare domande difficili, anche a noi stessi, la capacità di celebrare le proprie vir tù ma al contempo mettersi sempre in discussione, è una impareggiabile forza per andare sempre avanti e per fare sempre meglio.

La ricerca, assieme al piacere, della bellezza (intesa come unione di estetica ed etica) e – infine – della felicità, dovrebbe essere la somma massima dei nostri valori e del senso di viverli assieme, come un prezioso bene comune da scoprire, custodire, condividere, rendere vivo, arricchire e trasmettere agli altri.

fonti:

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